INCANTI 
 Rassegna Internazionale 
 di Teatro di Figura
  17 edition 12 - 17 October 2010
 Teatro di Figura & History

 INCANTI PRODUCTION PROJECT 
 PIP 2010 
  30thAug - 11thSep,  5th - 12th Oct 2010

  Chalet Allemand 
  Parco Culturale Le Serre 
  GRUGLIASCO

  Nine scholarships for a workshop/Figure 

  Theatre performance creation based on the 
  text "Über das Marionettentheater"
  by Heinrich von Kleist









  direction FRANK SOEHNLE
   workshop exploring the possibility of puppets 
   (movements; interactions; voices) leading to 
   create a performance on Von Kleist text 
   suggestions, in occasion of the 200 anniversary 
   of its publication.


  Participants:
Monica Strobl  monistrobl@googlemail.com
 Andrew Kim  andrew@thingumajig.info
Torsten Gesser thor.gesser@gmx.net

Antonin Lebrun lesyeuxcreux@yahoo.fr
Paolo Colombo paolocolombo@hotmail.com
Alice Therese Böhm  FAB-Theater@gmx.de
Giorgio Siccardi giorgiosiccardi@tiscali.it
Agostina Pautasso  pautyago@libero.it

Technical help:

Guilermo Pivari   gpivari@hotmail.com

Presentation at INCANTI: 12th October 2010, 21.30h at Casa Teatro Ragazzi, sala grande

   Video 
   1 "work in progress" from the 
   first period of the workshop
     
  

    2 "clip of the performance" (part I, II, III and IV)


 Critics: 1.Italian 2.English 3.German
1. Italian 
Über das Marionettentheater, 1810.  Olivia Buttafarro

Eccelente, magico e immaginifico questo lavoro finale del workshop PIP 2010 diretto da Frank Soehnle. Fogli bianchi tirati da fili invisibili volano e si spostano nell’aria, creando quasi l’illusione di una città. Otto presenze disposte ai bordi del palco governano la gravità di quei pezzetti bianchi, li trattengono a sé per poi liberarli nuovamente nell’aria, li immobilizzano. Poi si sdraiano e li abbracciano, quasi un respiro all’unisono, tra corpi e fogli di carta.

Italiano, tedesco, francese e inglese si mescolano nella narrazione a capitoli di questo saggio sulla magia delle teatro di figura basato sul testo di Heinrich von Kleist. Così una marionetta dirige i movimenti degli altri attori impegnati ciascuno ad animare e spostare un sasso legato ad un filo. I movimenti del corpo umano seguono l’asse e l’equilibrio della marionetta in un’equilibrio che dà la percezione di un tempo e di uno spazio sospesi. Così una marionetta danza in scena in controluce con un fazzoletto bianco. Un ragno a sonagli, agile e leggero scende dall’alto e interferisce con il colore appena posato dal pennello su una tela bianca a centro palco. Infine rovescia il colore e può pasticciare la tela creando un’opera d’arte a sé.

Nessun oggetto è usato a caso. Se viene mostrato è perché è funzionale alla scena. Dalle sedie ai fazzoletti, ai supporti per la lettura che diventano anche passerelle per le meraionette, al telo usato come lavagna per scandire il tempo, ai fogli di carta. Così una marionetta prende vita dalla carta stropicciata che viene usata per comporre i suoi arti. E’ animata da ogni lato grazie agli attori e ai fili invisibili che la governano e ritorna poi materia fino al suo smantellamento in tanti piccoli brandelli di carta. Specchi e giochi di luce sottolineano il parallelismo tra le pose del corpo dell’animatore attore e quelle della marionetta. Una maschera, e l’uomo diviene burattino.

Carta, legno, pietra, tutto si anima in scena. La materia è appesa e sospesa in un gioco continuo con la gravità. Due marionette scheletriche scendono dall’altpo e si rincorrono, in un’atmosfera che ricorda quelle create ad arte da Tim Burton. Un’altra marionetta,  agganciata al corpo di un’attrice, danza con un ombrello all’unisono con lei, si muove leggera nello spazio e compie piroette e salti fino scomparire dalla scena. Tutto è attraversato dallo stupore, dall’equilibrio, dalla sperimentazione dei movimenti tra uomo e marionetta tesi a sfidare la forza che ci incatena a terra. Perché è come se l’intero spettacolo ci accompagnasse con stupore fino alla frase di Heinrich von Kleist : “La forza che li solleva in aria è maggiore di quella che li incatena a terra”.

Über das Marionettentheater, 1810. occhialcielo

Il secondo spettacolo mi ha risollevato il morale! Dall’inizio alla fine era evidente l’intento poetico e la necessità di essere di questa messa in scena corale. I gesti delicati, l’attenzione degli attori uno verso l’altro, la ricerca stilistica e visiva hanno sottolineato la storia semplice che veniva narrata: un famosissimo ballerino tedesco, nel 1810, si appassiona di marionette e ne va a studiare i movimenti, cercando di carpirne la bellezza e la tecnica. Insomma, un inno d’amore alle marionette, non solo nella scelta di utilizzarle come mezzo principale, ma anche nel renderle il focus del discorso. D’altronde, il titolo è “Über das Marionettentheater”!.

 Vediamo dunque un alternarsi di bellissimi momenti corali, in cui si spiega con poche parole (finalmente!) la passione di quel ballerino per il teatro di marionette, a degli “assoli” delle marionette stesse (e scusate la ripetizione, ma non posso certo sostituire questo termine con burattini o bambole o pupazzi): creature alate che scendono dai cieli del palco, oppure ragni supersnodati, o “uomini” con la maschera. Quanta meraviglia nel vedere manovrare queste piccole opere d’arte! Anche i sassi e i fogli si animano! Gli attori giocano con le loro creature, si divertono, si vede che sentono proprio ciò che fanno.

Si esprimono in tedesco, francese, italiano, inglese, le lingue che probabilmente hanno parlato durante il loro workshop qua a Torino, e si fanno portatori di un messaggio. Difatti, il loro spettacolo non è un puro esercizio di stile, ma una ricerca sul concetto di grazia.

Ed è una ricerca che trasuda nella scelta visiva e nelle parole. Solo due esempi: verso la fine della rappresentazione, un attore, da solo, manovra una marionetta dagli arti sottili e scuri, di sembianze umane, che indossa una maschera bianca sul volto. Ecco che, in mezzo al palco, nell’ombra, la marionetta si leva la maschera e la posa sul volto dell’attore (dal quale non cade!); E ancora, un attore è inchiodato a terra con la sua marionetta da un sasso, cerca divincolandosi di liberarsene, di far librare in aria la sua creatura, ma è un’impresa impossibile e, appena un altro attore passa, gli lascia in braccio la sua creatura fuggendo.

Allora la domanda che viene posta è: dove finisce la volontà dell’uomo e dove inizia la potenzialità dell’oggetto? È l’uomo che la manovra o la marionetta che decide come farsi muovere? Sì, tutto sembra possibile, e la conclusione poetica ne è conferma (e vi chiedo di andare al di là delle castronerie di ottica che posso scrivere io. Considerate che nello spettacolo era detto nel modo corretto): “Quando si pone un oggetto davanti a uno specchio convesso, l’immagine è riflessa là dove esso si trova e poi si può rivedere solo all’infinito. Allo stesso modo, la grazia la si può trovare solo nella cosa più semplice oppure all’infinito: quindi o nella marionetta o in Dio”. 
2.English
Über das Marionettentheater, 1810. Olivia Buttafarro
Excellent, magical and imaginative this final work of the workshop directed by Frank Soehnle PIP 2010. White sheets pulled by invisible strings flying and moving the air, almost creating the illusion of a city. Eight figures placed at the edge of the stage governing the gravity of those white little pieces, detainig and then releasing them back into the air, immobilizing them. Then they lie down and embrace them, almost breathing in unison, between bodies and sheets of paper.

Italian, German, French and English are mixed in the narrative sections of this essay on the magic of puppetry based on the text of Heinrich von Kleist. A marionette directs the movements of the other actors concentrated each oe in animate and move a stone tied to a wire. The movements of the human body follows the axis of the marionette in a balanced equilibrium that gives the perception of a suspended time and space. A puppet dancing on stage backlit with a white handkerchief. A spider with bells, agile and light descends from above and interferes with the color just put down by a brush on a blank canvas in the center stage. Finally throws the color and mess it down on the canvas creating its own work of art.
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No object is used at random. If it is shown because it is functional to the stage. From chairs to towels, to the media for reading the catwalks that become even meraionette, the cloth used as a blackboard to mark time, the sheets of paper. Just a puppet comes to life from the crumpled paper that is used to compose his limbs. And 'animated by each side with the actors and the invisible threads that govern it, and then returns to the field until its dismantling in many small pieces of paper. Mirrors and light emphasize the parallels between the actor and the animator put the body of the puppet. A mask, and man becomes puppet.
Paper, wood, stone, everything comes to life on stage. The matter is suspended, and suspended in a continuous game with gravity. Two skeletal puppet dall'altpo down and chasing each other in an atmosphere reminiscent of those created with art by Tim Burton. Another puppet, attached to the body of an actress, dancing with an umbrella in unison with her, light moves in space and does pirouettes and jumps up disappearing from the scene. Everything is crossed by the wonder, the balance, the testing of man and marionette movements aimed at defying the force that binds us to the ground. Because it's as if the entire show to accompany us in amazement phrase Heinrich von Kleist: "The force that lifts them into the air is greater than that which binds them to the ground."

Über das Marionettentheater, 1810. occhialcielo
The second show has lifted my morale! From start to finish was evident intent of poetry and the need to be staged this choir. The delicate gestures, the attention of the players towards each other, research and visual style, emphasizing the simple story that was told: a famous German dancer, in 1810, a passion for puppets and goes to study the movements, looking to grasp the beauty and technique. In short, a hymn of love to puppets, not only in the choice to use as the primary means, but also to make it the focus of the speech. On the other hand, the title is "Über das Marionettentheater"!.
Thus we see a succession of beautiful choral moments, explaining with few words (at last) the passion of the dancer for the puppet theater, in the "solo" puppets themselves (and please excuse the repetition, but I can not replace this term with puppets or dolls or puppets): winged creatures that descend from the heavens of the stage, or spiders supersnodati, or "men" with the mask. How wonderful to see operating these small works of art! Even the rocks and the leaves come alive! The actors play with their creatures, have fun, you see exactly what they feel they do.
They speak in German, French, Italian, English, languages ​​that are likely to have spoken during their workshops here in Turin, and they carry a message. In fact, their performance is not a mere exercise in style, but a search on the concept of grace.
It is a quest that oozes visual and word choice. Just two examples: at the end of the performance, an actor, alone, maneuvering a puppet limbs thin and dark, the human form, wearing a white mask on his face. Here, in the middle of the stage, the shadows, the puppet takes off his mask and lay on the face of the actor (from which it falls!) And again, an actor is pinned to the ground with his puppet from a stone , try wriggling to break free, to soar into the air his creature, but it is an impossible task and, when another actor passes, leaves him in her arms her child fleeing.
So the question that is asked is: where does the will of man and the potential of the object where it starts? He is the man that the maneuver or the puppet who decides how to get moving?
Yes, everything seems possible, and this is confirmed by the conclusion poetic (and I ask you to go beyond the nonsense that I can write my optics. Consider that in the show said it was the right way): "When you put an object in front a convex mirror, the reflected image is where it is and then you can only revise endlessly. Similarly, the grace that one finds only in the most simple or infinity: so either in the puppet or in God. "
 
3.German

Über das Marionettentheater, 1810.  Olivia Buttafarro
Hervorragend, zauberhaft und sehr bildhaft, diese Abschlussarbeit des Workshop PIP 2010 geleitet von Frank Soehnle. Weiße Blätter, von unsichtbaren Fäden gezogen, fliegen und  tauschen ihre Plätze in der Luft, schaffen dabei gleichsam die Illusion einer Stadt. Acht auf dem Bühnenboden verteilte Gestalten lenken die Schwerkraft dieser weißen Stücke, ziehen sie an sich und lassen sie dann wieder frei in die Luft, fixieren sie. Dann legen sie sich hin und nehmen sie in die Arme, gleichsam ein gemeinsames Aufatmen zwischen Körper und Papierstück.
 Italienisch, Deutsch, Französisch und Englisch vermischen sich in der kapitelweisen Erzählung dieses Werkes über die Magie des Figurentheaters, basierend auf dem Text von Heinrich von Kleist. So lenkt eine Marionette die Bewegungen der anderen Schauspieler die jeder für sich einen an einem Faden befestigten Stein beleben und bewegen. Die Bewegungen des menschlichen Körpers folgen der Achse und dem Gleichgewicht der Marionette in einer Ausgeglichenheit, die den Eindruck von aufgehobener Zeit und Raum geben. So tanzt eine Marionette auf der Bühne im Gegenlicht durch ein weißes Tuch. Eine Spinne an Fäden, beweglich und leicht, steigt aus der Höhe herunter und tritt in Verbindung mit der auf ein weißes Tuch hingepinselten Farbe in der Bühnenmitte. Schließlich schüttet sie die Farbe um und kann das Tuch in Besitz nehmen und ein eigenes Kunstwerk schaffen.
Kein Gegenstand wird zufällig gebraucht. Wenn er gezeigt wird, dann weil er eine Funktion auf der Bühne hat. Von den Sesseln zu den Tüchern, zu den Lesehilfen die auch zu  Laufstegen für die Marionetten werden, zur Leinwand, die zur Tafel wird, zu den Papierblättern. So wird eine Marionette lebendig aus dem zerknüllten Papier , das benütztwird, um ihre Kunst zu illustrieren. Von allen Seiten entsteht Leben Dank den Künstlern und den unsichtbaren Fäden, die die Materie lenken und sie zurückkehren lassen bis zu ihrer Zerlegung in so viel kleine Papierschnitzel. Spiegel und Lichtspiele unterstreichen die Parallele zwischen der Stellung des Körpers des Animators/Schauspielers und der der Marionette. Eine Maske, und der Mensch wird Puppe.
Papier, Holz, Stein, alles belebt sich auf der Bühne. Die Materie wird gesenkt und gehoben in einem dauernden Spiel mit der Schwerkraft.  Zwei skellethafte Marionetten steigen aus dem Schnürboden herunter und laufen herum in einer Atmosphäre die an die durch dir Kunst von Tim Burton geschaffene erinnern. Eine ander Marionette, am Körper einer Schaupielerin befestigt, tanzt mit einem Schirm im Gleichtakt mit ihr, bewegt sich leicht im Raum und macht Piroutten und Salti, bis sie von der Bühne verschwindet.  Alles ist durchzogen von Starre, Gleichgewicht, Erprobung der Bewegungen zwischen Mensch und Marionette, Thesen der Kraft zu misstrauen, die uns an die Erde kettet. Darum ist es, als ob das ganze Stück uns mit Staunen begleitet bis zur Satz von Heinrich von Kleist : “Die Kraft, die sie in die Luft hebt, ist größer als die , die sie an die Erde kettet. ”.

Über das Marionettentheater, 1810. occhialcielo
Das zweite Stück hat meine Moral gehoben! Von Anfang bis Ende war die poetische Absicht und die Notwendigkeit zu sein dieser gemeinsamen Regiearbeit offensichtlich. Die feinen Bewegungen, die gegenseitige Rücksicht der Schauspieler aufeinander, die stilistische und visuelle Suche haben die einfache Geschichte unterstrichen, die erzählt wurde: ein sehr berühmter deutscher Tänzer entdfeckt 1810 seine Liebe zu den Marionetten und beginnt, ihre Bewegungen zu studieren, wobei er versucht, deren Schönheit und Technik zu verstehen. Mit einem Wort, ein Liebeslied auf die Marionetten, nicht nur in der Wahl, sie hauptsächlich zu benützen, sondern sie zum Brennpunkt des Diskurses zu machen. Der Titel ist ja auch: “Über das Marionettentheater”!.
Wir sehen also einen Wechsel von schönsten Gemeinschaftsmommenten, in denen in wenigen Worten (enclich!) die Leidenschaft dieses Tänzers für das Marionettentheater erklärt wird mit „Soli“ der Marionetten selbst ( und entschiuldigt die Wiederholung, aber ich kann diesen Ausdruck sicher nicht mit Handpuppen, oder Puppen, oder Spielpuppen ersetzen): geflügelte Wesen, die vm Bühnenhimmel heruntersteigen oder überverknotete Spinnen oder „Menschen“ mit Masken. Wie großes Wunder, diese kleinen Knstwerke manövrieren zu sehen! Auch die Steine und die Bläter wrden lebendig! Die Schauspieler spielen mt ihren Schöpfungen, unterhalten sich, man sieht, dass sie genau das fühlen, was sie tun.
Sie drücken sich auf Deutsch, Französisch, Italiensich und Englisch aus, den Sprachen, die sie wahrscheinlich während ihres Workshop hier in Turin gesprochen haben, und sie machen sich zu Trägern einer Nachricht. In der Tat, ihr Stück ist nicht eine reine Stilübung, sondern eine Forschung über das Konzept der Grazie.
Und es ist eine Forschung, die sich in der Wahl des Sichtbaren und in den Worten ausdrückt. Nur zwei Beipiele: gegen Ende der Vorstellung führt ein Schauspieler alleine eine Marionette von feiner und dunkler Kunst , menschenähnlich, die eine weiße Maske vor dem Gesicht  trägt. Und da, mitten auf der Bühne, im Schatten, nimmt die Marionette die Maske ab und setzt sie auf das Gesicht des Schauspielers (von dem sie nicht herunterfällt!); und dann, ein Schauspieler ist an den Boden gefesselt mit seiner Marionette aus einem Stein, er versucht, sich zu entfesseln, von ihr zu befreien, sein Geschöpf in die Luft entfliehen zu lassen, aber es ist ein vergebliches Unterfangen, und kaum geht ein anderer Schauspieler vorbei, legt er ihm sein Geschöpf in den Arm und flieht.
Also ist die Frage, die man sich stellt: wo endet der Wille des Menschen und wo beginnt die Macht des Objekts? Ist es der Mensch, der sie bewegt,  oder die Marionette, die bestimmt, wie sie sich bewegen lässt?
Ja, alles scheint möglich, und der poetische Schluss steht fest ( und ich bitte euch, über den optischen Quatsch hinauszugehen, den ich schreiben kann. Bedenkt, dass im Stück richtig gesagt wurde):“ wenn man einen Gegenstand vor einen konvexen Spiegel legt, wird das Bild da reflektiert, wo es ist, und dann kann man es nur im Unendlichen sehen. Auf dieselbe Art kann man die Grazie nur im Einffachsten oder in der Unendlichkeit finden: also entweder in der Marionette oder in Gott.“
Wenn das nicht Liebe ist….
Damsdalvivo.org  Lebendiges Theater im Piemont erzählt von den Studenten des DAMS




Participants Comments:

Paolo Colombo: 1 Italian. 2 English
1 ENGLISH Following Frank’s workshop really meant to me the discovery of a new approach to the world of marionettes. I really liked the idea of starting with everyday-life objects – at the beginning he made us explore the relationship between threads or ropes and various simple objects like scissors, sheets of paper and stones – to develop later a deeper understandig of his (for a beginner like me) very complicated puppets. We had total freedom to experiment movements, to find out construction secrets or simply to get acquainted with these grotesque, sometimes rude with us, often touching beings; only afterwards Frank invited us to repropose the most interesting things we had discovered. Moreover he helped each of us to improve the construction of our own puppets.
Also the work of analysis and interpretation of Kleist’s text was led with great sensibility both for the technical problems concerning marionettes as for the philosophical matters aroused in the dialogue. In general I think that every proposal was of the highest quality – materials, text, puppets, music, suggestions for improvisation, final mise en scène of the performance – and revealing a great sense of theatrical taste and a refined poetics. Althoug I experienced many difficulties, I am absoloutely enthusiastic of the workshop, where I believe to have learnt a lot. I also really liked the group of partecipants, coming from different countries and with very different theatrical experiences.

2 ITALIAN Seguire il laboratorio con Frank ha significato per me la scoperta di un approccio del tutto nuovo al mondo delle marionette. Ho molto apprezzato l’idea di partire da oggetti di uso quotidiano – in principio ci ha invitati a esplorare la relazione tra fili e corde e vari oggetti come forbici, fogli di carta o pietre – per sviluppare più tardi una comprensione più profonde delle sue marionette, molto complesse per un principiante come me. Abbiamo sempre goduto della massima libertà nell’esplorare movimenti, scoprire segreti di costruzione o anche solo semplicemente di prendere dimestichezza con questi esseri grotteschi e toccanti, a volte però persino scontrosi; solo in seguito Frank ci chiedeva di riproporre alcune delle “scoperte” che avevamo fatte. Inoltre ci ha aiutato  a migliorare la costruzione delle marionette portate da noi.
Anche il lavoro di analisi e interpretazione sul saggio di Kleist è stato condotto con profonda sensibilità e per gli aspetti tecnici e per quelli filosofici del testo. In generale credo che ogni proposta fosse di alta qualità – dai materiali al testo alle marionette alla musica alle scelte registiche per la messa in scena finale – denotando un grandissimo gusto e una raffinatissima poetica teatrale. Nonostante le molte difficoltà incontrate sono entusiasta del lavoro svolto  e di quanto appreso. Mi sono trovato molto bene anche con gli altri partecipanti, di varia estrazione linguistica e proveniente da diverse esperienze teatrali.

Giorgio Siccardi: 1 Italiano.
Torino 2010

Si inizia da un ristorante, di sera, per conoscerci.

Tedeschi, francesi, inglesi e italiani di fronte ad un piatto e ad un bicchiere di vino.

Ci siamo tutti e tutti a parlare inglese.

Ognuno porta un po' della sua esperienza passata e la mette lì sul tavolo, per condividerla.

Ci sarà tempo certo per raccontarsi! Ci sarà un mese! Ma l'inizio è buono e la prima cena passa veloce...

Poi si inizia allo chalet e ognuno presenta la sua creazione. Quanti personaggi diversi!!! Chi un ragno coi fili, chi un puppet-mamuthones, chi un muppet, chi un burattino ancora da ultimare, chi un burattino a fili che sembra un animale cattivo, chi un burattino uomo-uccello.

Siamo un po' timidi in questa presentazione ma Frank è lì, seduto, curioso, che ha la risata facile e il gioco così si fa più allegro!!!

Poi Frank ci presenta i suoi burattini: uno "solo" con una testa e due mani, un'altro "solo" due mani, altri ancora molto grandi, ad altezza d'uomo; e poi un Pierrot che Albrecht Roser gli regalò!!! Esssccchhh!!! Che emozione!!!

Poi si gioca a creare delle micro-azioni con carta, forbici e pietre tipo sanpietrini. Poi si aggiungono i pezzi di testo di Von Kleist. Poi improvvisiamo coi puppets.

Frank è sempre lì, seduto, che taglia e cuce e incolla i pezzi delle improvvisazioni, che propone giochi, che da input e indicazioni, e si iniziano così a definire i quadri dello spettacolo.

E così tra prove allo chalet, ricerca di un ristorante per i pranzo, ancora prove di pomeriggio e i piatti e il vino dello chef Luciano la notte, passano le prime due settimane.



Poi c'è ottobre. Ci risiamo tutti! E c'è freddo... Si alloggia a Rivoli e la mattina si parte per lo chalet a Grugliasco. Ancora prove alla mattina e al pomeriggio e ristorante a pranzo e cena.

La data dello spettacolo si avvicina, due settimane passano in fretta: c'è tensione e si sente, ma Frank è sempre lì che la butta sul ridere e continua col suo lavoro di taglia e cuci e incolla... che ci chiede di ripetere le scene... di provare in un modo... di mettere il testo quì e toglierlo là... di entrare da una parte e uscire da un'altra... di provare il testo in inglese... di riprovarlo in francese...

Ormai ci siamo!!! Il tempo è volato! Lo spettacolo è pronto! I puppets, il testo e gli animatori sono pronti! E' pronto Frank! E' pronto Guglielmo! E' pronto il teatro! E' pronto Kleist in tedesco, inglese, italiano e francese! C'è il pubblico in sala!

...

E poi gli applausi!!!

E' andata!!!

Bye bye international Kleist! 

        Agostina Pautasso: 1 Italiano.
 
Per me questa è stata un’esperienza tutta nuova ed estremamente stimolante.

Ho partecipato alla selezione per il workshop spinta dalla curiosità, che è poi stata pienamente appagata.

E’ stato tutto molto affascinante. Dallo scaricare, il primo giorno, bauli di altri tempi pieni di marionette ed attrezzature, alla possibilità di giocare con oggetti di uso quotidiano dandogli vita. Dal perfezionamento delle marionette che ognuno di noi aveva portato, allo studio dei meccanismi di movimento. Dal confronto sul testo di Kleist alle prove con le marionette davanti agli specchi.

Mi si è aperto davanti agli occhi un nuovo mondo, un nuovo modo d fare spettacolo.

Ho scoperto la magia e la leggerezza delle cose appese ad un filo. Sicuramente difficili da manovrare, ma con un maestro del calibro di Frank a disposizione tutto sembra più facile.

Frank, uomo dallo sguardo apparentemente severo, ma dalla grande voglia di ridere. Inoltre é molto raro trovare un professionista (soprattutto quando si parla di “artigianato”) che abbia voglia di condividere il suo sapere e la sua esperienza, senza paura di svelare i propri segreti.

La costruzione dello spettacolo è stata impeccabile. Credo che ci fossero le condizioni ottimali: un buon gruppo e un perfetto conduttore. Le prove sono state portate avanti con serietà e con serenità, che vuol anche dire arrivare alla fine non stanchi e con la voglia di far vedere cosa si è preparato.

Ringraziamenti doverosi a chi ha permesso che questo PIP fosse possibile.


 


 INCANTI 
                                                                                 
Rassegna Internazionale 
Teatro di Figura                
16 edition 28 September - 4 October 2009          
Teatro di Figura & History

INCANTI PRODUCTION PROJECT      

PIP 2009                                             
20th-25thJul, 17th–23rdAug, 27thSep-4thOct 2009     
   
Chalet Allemand                                                  
Parco Culturale Le Serre  GRUGLIASCO                         Five scholarships for a workshop/Figure Theatre
performance creation based on the work
Re:FRANKENSTEIN of Stuffed Puppet Theatre
direction NEVILLE TRANTER
workshop exploring the possibility of puppets     (movements; interactions; voices)                             leading to a re-creation of Stuffed Puppet's "RE:Frankenstein". 
     Participants:                 
Elena Bosco,
Paolo Colombo, 
Carolina Khoury,
Alessandra Negro, 
Elke Schweiger


Presentation at INCANTI the 30th settembre 2009     
Casa Teatro Ragazzi, Sala Piccola 

Video part1,  part2,  part3,  part4      

















   
Story:The departure point has been the text from Mary Shelley and the adaptation of the story by Luc van Meerbeke/Neville Tranter, which text was inspired on Mary Shelley' s book but also on the history of Nazi Germany: in the concentration camps there were sadists but also there were people that thought they were serving history by "removing" (killing) undesirable elements (the Jews) like a surgeon removes a tumor from a body. It is the same "idealistic/scientific" way of thinking that moves dr. Frankenstein. And that prevents him to face the consequences of his actions for REAL people in REAL life. The theme of Frankenstein is: Progress gone wrong (that is a very historical theme: in history progress/triumph ALWAYS brought benefits to some and despair to others), the triumph of doctor Frankenstein, in succeeding to create a monster, meant despair for the monster (because dr. Frankenstein never gave it a thought after bringing the monster to life, HOW the life of the monster would be). People taking actions and decisions, without really foreseeing the consequences, made History.
                                                                                                                
Critics: 
Mario Bianchi on EOLO magazine online
 "...per un progetto di formazione P I P organizzato dal Festival torinese sempre Neville Tranter ha presentato un lavoro messo in scena impeccabilmente dopo un workshop da cinque bravissimi giovani(Elena Bosco Paolo Colombo Carolina Khoury Elke Schweiger Alessandra Negro) sulla figura e la storia di Frankenstein, quale metafora di distorti percorsi della storia. “Schiklgruber” e “Frankenstein “ ci sono sembrati in qualche modo legati dall'esigenza di riproporre attraverso il teatro di figura tutto l'orrore di un progetto che mirava a scardinare i valori più sacri della vita e della pietà umana."
      
Monica Bonetto on SISTEMA TEATRO TORINO online reviews               "Ed è ciò che succede anche in “Studio su Frankenstein”, spettacolo approntato nell’ambito del P.I.P (Progetto Incanti Produce) da un gruppo di 5 giovani artisti sotto la guida dello stesso Tranter e presentato nella medesima serata del festival “Incanti” dopo l’andata in scena di “Cuniculus”. Ricalcato su un un passato allestimento del regista, lo spettacolo perfettamente eseguito da Elena Bosco, Paolo Colombo, Carolina Khoury, Alessandra Negro e Elke Schweiger alle prese con fantocci e pupazzi dalle dimensioni quasi umane, rilegge il romanzo di Mary Shelley per raccontare le possibili derive del progresso scientifico, per denunciarne l’agghiacciante vicinanza con l’ideologia che concepì i campi di sterminio, là dove la scienza smise di occuparsi delle conseguenze e della sofferenza che si sarebbero riversate sull’essere umano."




     
Participants Comments:
Elena Bosco: Hi to everybody, here there's my text about the frankestein experience, it's in italian.... but well i just say that for me everything is linked together, work, you, the puppets, the fried fish in he bar, the grugliasco park... and that all the group together with neville learn me : to work with calm and serenity, time is not necessary un ennemi, to create a strict partition of gesture and then to look for life and pleasure in acting that, to put together people with different experiences and to stay humble, ever (and puppets are wonderful teacher for that). and I really think all these stuff! hope to see you one day...
FRANKESTEIN Difficile parlare di questa esperienza con Frankestein, Neville, Paolo, Carolina, Alessandra, Elke, Guillermo, il parco di Grugliasco… Tutto si mescola : l’incontro umano, l’arricchimento professionale, gli occhi penetranti del D. Frankestein, di Anne, dell’ispettore Cornermann, del mostro, il fritto misto di pesce mangiato al bar e tanto altro ancora. Quello che questo gruppo capitanato da Neville mi ha insegnato: Lavorare con calma e serenità; il tempo e gli ostacoli basta farseli amici… e tutto fila liscio come l’olio. Creare una partitura di gesti ad altissima precisione e cercare poi all’interno di essa la vita e il piacere di recitare. Armonizzare il lavoro di persone con esperienze, conoscenze e background diversi. Restare umili e umani, sempre. E in questo forse le marionette sono le nostre più grandi maestre : creature viventi prima che personaggi da scena, accanite lavoratrici, semplici, dirette ed efficaci. Elena

Paolo Colombo: Per un ammiratore entusiasta del lavoro di Neville Tranter, avere la possibilità di lavorare per due settimane coi suoi pupazzi, sotto la sua guida esperta e disponibile, e su di un suo testo per giunta, è stata un’esperienza formidabile. Come maestro Neville è il meglio che si possa desiderare: somministra con chiarezza e semplicità i suoi concentrati di sapienza burattinesca; paziente e generoso, dispensa volentieri suggerimenti bibliografici o consigli su quali materiali usare per la costruzione; insegna tutto, fuorché quanto non è possibile insegnare, perché nasce da una lunga e appassionata convivenza con i pupazzi.
Con la messa in scena vera e propria abbiamo avuto l’occasione di sperimentare direttamente tecniche e nozioni apprese durante i primi giorni di laboratorio, oltre che la possibilità di ragionare sulla drammaturgia, sul testo e i personaggi; col passare del tempo, le non poche – almeno per quanto mi riguarda – difficoltà iniziali si sono poi coniugate all’intenso piacere della recitazione con i pupazzi, alla ricerca non più solo di pulizia e precisione, ma anche dell’espressività.
Non posso poi non parlare del piacere e dell’utilità di aver trascorso tanto tempo in compagnia di Neville, pranzi e cene, tutto a nostra disposizione per interrogarlo sulle sue esperienze, sui suoi gusti, sugli spettacoli fatti e quelli venturi; così come è stato bello e importante poter conoscere più a fondo gli altri partecipanti del progetto, data la proficua varietà di provenienza e formazione.
È doveroso lodare pubblicamente ideatori e organizzatori di una simile proposta, rara occasione italiana di formazione per chi voglia avvicinarsi al teatro di figura, e con quale maestro!, condotta con impeccabile cura per tutta la sua durata.
                                                                                                                                                                                     
Carolina Khoury:
Alessandra Negro: Incanti Produce 2009 Project – Study on Frankenstein
About my experienceI can say sincerely and without any fear of appearing pompous about that I was enthusiastic about the chance I was given by the Incanti Festival to take part in Neville Tranter’s workshop. From my viewpoint of the youngest participant and the fact my background has nothing to do with acting, I found this experience extremely interesting both from a strictly technical point of view – especially becoming more familiar with the manipulation and definition of a non-verbal language that is intimately connected to the archetypical identity of each puppet – and from a more generally cultural and human point of view, all thanks to the kindness and didactic clarity of the director Neville Tranter and to the mixed group of participants and technical-organisation people involved with the project. Getting to know well experienced puppeteers, actresses, puppet-show experts and young researchers was a really important element of stimulation and growth for me.
As far concerns the organization of the workshop and how it developed, I found the general concepts the director spoke about during the first meetings were truly interesting and useful (especially about tension which involved both the expression of the mask and eye contact with the public and tension in the interaction between characters), but what really took my interest was applying such notions to the interpretation of the text proposed.
In fact, Frankenstein stratifies contingent themes (like those of progress and blindness of history) and timeless leitmotifs (like those of love, ambition and individual responsibility), it alternates tones and linguistic codes, offering themselves as an object of study of keen interest for a young “apprentice” such as myself.
I can also say that even my expectations about the thematic puppet-show plot and history were more than satisfied, likewise those concerning the acquisition of a more accurate awareness of the communicative potential of a puppet-show, especially in relation to the expression of its tragic contents.
Before I finish I have to say that the PIP gave me the chance to take part in a show that reached the final phase of confrontation with the public, something which I had never been able to do before, and one more reason why my experience will always be important to me and one I will never forget.
Many thanks to the organisation and my warmest greetings to everyone who took part in it. Alessandra Negro


Progetto Incanti Produce 2009 – Studio su Frankenstein
Relazione sull’esperienza svolta
Non posso esprimermi a proposito dell’opportunità offertami dal Festival Incanti di partecipare al workshop condotto da Neville Tranter se non dichiarando schiettamente e senza timore di apparire enfatica che ne sono entusiasta.
Dal mio personale punto di vista di partecipante più giovane e proveniente da un background non attoriale tale esperienza si è rivelata di estremo interesse sia sotto il profilo prettamente tecnico -soprattutto in relazione allo sviluppo di una maggiore familiarità con la manipolazione e la definizione di un linguaggio non-verbale intimamente connesso all’identità archetipica di ciascuna marionetta – sia sotto quello più genericamente culturale e umano, in virtù dell’affabilità e della chiarezza didattica del regista Neville Tranter ma anche dell’eterogeneo gruppo di partecipanti e personale tecnico-organizzativo coinvolto nel progetto. Il contatto con marionettisti di lunga esperienza, attrici, professionisti del teatro di figura e giovani ricercatori ha costituito per me un elemento di stimolo e crescita non trascurabile.
Quanto all’articolazione e allo svolgimento del workshop, ho trovato appassionanti e utili i concetti generali introdotti dal regista durante i primi incontri (fra cui ricordo soprattutto quello di tensione, declinato tanto nell’espressione della maschera quanto nel contatto oculare con il pubblico e nell’interazione tra personaggi), ma ciò che ha suscitato il mio più vivo interesse è stata l’applicazione di tali nozioni all’interpretazione del testo proposto.
Frankenstein, infatti, stratifica tematiche contingenti (come quelle del progresso e della cecità della storia) e leit-motiv senza tempo (come quelli dell’amore, dell’ambizione e della responsabilità individuale), alterna toni e registri linguistici offrendosi come un oggetto di studio di sicuro interesse per una giovane “apprendista” come me.
Posso quindi affermare che anche le mie aspettative circa l’intreccio tematico di teatro di figura e storia non sono state disattese, così come non lo sono state quelle relative all’acquisizione di una più precisa consapevolezza delle potenzialità comunicative del teatro di figura, specialmente in rapporto all’espressione di contenuti tragici.
Devo infine aggiungere che il PIP mi ha offerto la fondamentale occasione di partecipare ad uno spettacolo che ha raggiunto la fase finale del confronto con il pubblico, cosa che non mi era mai riuscita in precedenza, e ulteriore motivo per il quale tale esperienza rimarrà per me importante e viva nella memoria. 
Rivolgo dunque un ringraziamento all’organizzazione a un affettuoso saluto a tutti coloro che vi hanno partecipato. Alessandra Negro






Elke Schweiger: When I first read about your offer, which was: three weeks workshop with Neville Tranter, free hostile, free meals, free entrance to the shows I thought that no one could offer more, but you did! The heartily welcome when I finally arrived, the warmth and friendship during the three weeks which you all gave to me was far more than I ever could have expected. Everything was so well organized!
The fact that we were not only working together but also living under the same roof and sitting at the same table during the meals helped very much to get weld together whithin a very short time. Thank you for all this!
The workshop was wonderful! Neville is a brillant teacher and the other participants are really lovable persons. I enjoyed so much to work with them and it felt great how everything went better from day to day.
To move one puppet together with two or three persons is much more difficult than to play one on your own, but Neville tought us to allways be aware of the others and we learned to trust each other completely.
When it finally came to the performance I wasn´t in the least nervous because I just knew that when I would open the puppet´s mouth Paolo would speak and Alessandra would do the movement propperly, I knew that everything would be perfectly well. I just couldn´t wait to start performing.
What made me ask for the workshop was that I wanted to know whether it was possible to take six persons who did not know each other before and get them to act as an ensemble in a very short time and even here I got more than I ever expected. To work with the others not only made me feel like beeing part of an ensemble, it was like beeing part of a Unit and that was a wonderful feeling.
In summa: This workshop was one of the most important experiences I ever had.
Now that I´m reading the text Ive written I `do notice that I didn´t write anything about the language, which is strange, because it should have been a problem, but it never was! Although my Italian is very limited I did never feel like standing outside. Actually, the only problem I had caused by the language was to choose my meals, which is very complicated in Italy, but, with the help of Guillermo (who did a wonderful job all the time, I can´t thank him enough for his patience and for all he did for me!!!!) everything went really, really well!
Ich danke euch allen von ganzem Herzen
Elke                            

comment on the magazine Verband Deutscher Puppentheater (link)
                                                                                                                                                                  
NEVILLE TRANTER about the possibility of further performances:
"The possibility to redo Frankenstein is certainly there. All the puppets and music are in Torino and it is also documented/filmed by Guilermo. I think it is up to both of you what you choose to do with the show. I can only say that I am very proud of the five players and what they have achieved. It is a show well worth presenting again and will only give your festival a better name. In other words, a lot more people should see it! Thank you both again for giving me the opportunity to realize the Frankenstein project."